VERSO UNA NUOVA COMMISTIONE TRA DISCIPLINE SCIENTIFICHE E UMANISTICHE / Giulia Torromino

Se da un lato è vero che di fronte a una tela di Lucio Fontana vengono attivate le stesse regioni cerebrali che si attiverebbero nel movimento del taglio (Umiltà et al., 2012), attraverso un meccanismo che Vittorio Gallese identifica col nome di “simulazione incarnata” (Gallese 2005; Freedberg e Gallese, 2007), d’altra parte non possiamo escludere che la conoscenza storica di opere d’arte non più contemporanee, e note, non influenzi la reazione all’opera dell’individuo e del suo cervello, creando una sorta di appiattimento di risposta. Continue reading

MICHELANGELO PISTOLETTO COME ATTIVARE UN’INTERAZIONE ARTISTICA CON IL MONDO SOCIALE / Dionigi Mattia Gagliardi (intervista di)

DMG: Qual è il tuo punto di vista rispetto alla possibilità di dialogo tra discipline diverse? Credi che le neuroscienze, e nello specifico la neuroestetica, possa contribuire ad un approccio integrato alle arti visive?

MP: Penso che sia molto importante parlare insieme, scambiare informazioni tra artisti e scienziati, perché gli scienziati si dedicano in maniera pratica ad una ricerca che gli artisti affrontano più percettivamente. Continue reading

Operazioni artistiche che coinvolgono il pubblico attivamente / Dionigi Mattia Gagliardi

[…] Molti artisti si sono trovati, in passato, a discutere sul problema della decontestualizzazione: René Magritte che considerava impossibile l’esatta traduzione dell’oggetto ad opera del linguaggio, ha lavorato su opere come ad esempio la celebre pipa con la didascalia “ceci n’est pas une pipe”; Marcel Duchamp, con i ready made, compie un’operazione di decontestualizzazione che fa recuperare all’oggetto il suo potere di scatenamento semantico, per cui il soggetto si trova ad effettuare molteplici e diversi tentativi di lettura fino allo stabilirsi di una nuova convenzione interpretativa. Se un individuo venisse invitato a partecipare ad una cena in un campo di calcio, sicuramente vi troverebbe qualcosa di strano. Allo stesso modo, invitato ad uno Speed date in una galleria d’arte o in un museo, come in un esperimento da me proposto, può presentare qualche riserva al momento della partecipazione. Nella circostanza classica degli incontri veloci, l’evento è realizzato in lounge bar con soggetti single che tentano la strada dell’incontro al buio, probabilmente perché incapaci di trovare un partner in altro modo o per provare una esperienza nuova. In questo caso, la predisposizione dei soggetti è totale anche se con tutte le riserve caratteriali e le paure che un incontro al buio può suscitare. Invece, è effettivamente difficile per il fruitore convenzionale vedere un’operazione di decontestualizzazione così forzata e in più trovarsi coinvolto in prima persona nella stessa. In un tale contesto è lo stesso fruitore ad essere osservato come opera d’arte collettiva, coinvolto in un tableau vivant attivo.

(testo estratto da: Gagliardi D. M., Operazioni artistiche che coinvolgono il pubblico attivamente, in nodes, anno I, n. 0, Numero Cromatico Editore, Roma, 2012).

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