VERSO UNA NUOVA COMMISTIONE TRA DISCIPLINE SCIENTIFICHE E UMANISTICHE / Giulia Torromino

Se da un lato è vero che di fronte a una tela di Lucio Fontana vengono attivate le stesse regioni cerebrali che si attiverebbero nel movimento del taglio (Umiltà et al., 2012), attraverso un meccanismo che Vittorio Gallese identifica col nome di “simulazione incarnata” (Gallese 2005; Freedberg e Gallese, 2007), d’altra parte non possiamo escludere che la conoscenza storica di opere d’arte non più contemporanee, e note, non influenzi la reazione all’opera dell’individuo e del suo cervello, creando una sorta di appiattimento di risposta. Continue reading

SULLA RELAZIONE TRA ARTE E SCIENZA: ALCUNE CONSIDERAZIONI GENERALI / Jacopo Natoli

Le “produzioni” di arte e scienza, seppur mossi da un comune moto verso la conoscenza, non coincidono. Scrive Karl Popper (1934, p.7): «Uno scienziato, teorico o sperimentatore, produce asserzioni o sistemi di asserzioni, e li controlla passo per passo. Nel campo delle scienze empiriche, più in particolare, costruisce ipotesi, o sistemi di teorie e li controlla, confrontandoli con l’esperienza mediante l’osservazione e l’esperimento». Continue reading

L’opera d’arte come stimolo ambiguo / Dionigi Mattia Gagliardi

Lo stimolo ambiguo porta in sé un linguaggio che può raddoppiare, triplicare di senso, in base alle sue caratteristiche proiettive. Si tratta di un linguaggio instabile, che può trasformarsi e vedersi attribuiti significati molto diversi. Un buono stimolo ambiguo si presenta al soggetto con caratteristiche relativamente indeterminate e che suggeriscono un ampio raggio di interpretazioni, cosicché ogni singolo individuo possa proiettare la propria visione del mondo, i propri valori, i propri significati, i propri sentimenti.

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SERGIO LOMBARDO. ARTE E CRISI TRA TRADIZIONE STORICA E PROBLEMATICHE DELL’ATTUALITÀ / Dionigi Mattia Gagliardi (intervista di)

Dionigi Mattia Gagliardi: Stiamo vivendo un periodo di profonda crisi, economica e sopratutto culturale. Questo forse è il sintomo che qualcosa nelle scelte della politica e della cultura occidentale degli ultimi anni non ha funzionato. Quali prospettive vedi per l’arte in Italia e nel Mondo?

Sergio Lombardo: La cultura occidentale non può essere sostituita da nessun’altra perché è l’unica che ha pensato la globalizzazione e sta immaginando di colonizzare il Cosmo. Continue reading

MAURIZIO MOCHETTI. TRA RECORD, SPAZIO E RELAZIONE / Intervista di Dionigi Mattia Gagliardi

Ho incontrato alcune volte Maurizio Mochetti, in vari contesti. Questa volta nella sua nuova casa studio. Uno spazio laboratorio “invaso” da opere storiche e da quelle in progress. Mi ha accolto con grande gentilezza e disponibilità. Concordare l’intervista è stato un attimo. Telepaticamente aveva intuito quali erano le mie intenzioni.

Ho individuato vari concetti chiave della sua ricerca. Lui ne ha scelti alcuni.

Questo il metodo: Intervistatore (Dionigi) → domanda/concetto chiave; intervistato (Maurizio) → risposta/testo-immagine.

Ed ecco, qui di seguito,  cos’è accaduto.

Forma
Il cambiamento è dato da un’alterazione dell’ambiente vivibile. L’arte è inevitabilmente il nuovo rispetto alla storia. L’uomo cambia sempre e comunque forma, e quindi alimentazione, modo di respirare, ecc.. ed è per questo che è sempre teso verso il nuovo. Se la società codifica, l’arte decodifica. Lo strumento per realizzarla è il tutto che circonda l’uomo artista.

Maurizio Mochetti, 1987, Forme Piene Laser.

Maurizio Mochetti, 1987, Forme Piene Laser.

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Introduzione al Found Footage Film: sette ipotesi / Jacopo Natoli

La definizione del FFF come di un film realizzato con un “girato preesistente” è la più comune tra quelle attribuite al genere. Tale definizione, può essere considerata insufficiente, se non proprio falsa. Infatti, se così fosse, saremmo costretti a definire ogni film come FFF; e questo per due ragioni fondamentali. La prima ragione è di natura pratica: materialmente, un film non è (quasi) mai montato dal regista. Per il montatore, le immagini sono sempre girati preesistenti. La seconda ragione è di natura ontologica: le immagini girate sono sempre girati preesistenti. Continue reading

La Deprivazione Visiva come pratica sperimentale / Marco Marini

[…] La deprivazione visiva ha a che fare con la perdita del controllo visivo, con il risultato di veder crollare tutte le certezze affidate comunemente alla vista (senso giudicato spesso dominante),5 tutto ciò contribuisce a spostare l’attenzione dell’esecutore del compito sui propri movimenti e quindi sull’esperienza tattile. Tali meccanismi intaccano la percezione reale di ciò che viene fatto evidenziando i limiti percettivi di ognuno di noi: un comportamento spontaneo e non falsato da eventuali decisioni coscienti. La spontaneità risiede infatti in un atteggiamento non cosciente, in reazioni inusuali e inaspettate o quantomeno non pre-ordinate.
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Cartoline nodes 3/4

cartoline

 

Appena stampate le cartoline-dono!

Verranno inviate a tutti coloro che hanno contribuito con la somma di cinque euro al crowdfunding per la stampa di nodes 3/4.

Grazie!

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