SULLA RELAZIONE TRA ARTE E SCIENZA: ALCUNE CONSIDERAZIONI GENERALI / Jacopo Natoli

Le “produzioni” di arte e scienza, seppur mossi da un comune moto verso la conoscenza, non coincidono. Scrive Karl Popper (1934, p.7): «Uno scienziato, teorico o sperimentatore, produce asserzioni o sistemi di asserzioni, e li controlla passo per passo. Nel campo delle scienze empiriche, più in particolare, costruisce ipotesi, o sistemi di teorie e li controlla, confrontandoli con l’esperienza mediante l’osservazione e l’esperimento».

L’artista-scienziato non “produce asserzioni o sistemi di asserzioni” bensì opere che sono concentrazioni di percetti ed affetti. Come scrive Julian Klein (2010) «la conoscenza a cui la ricerca artistica ambisce, è una conoscenza sentita». Lo scienziato vuole che le asserzioni, sia pur nei limiti della loro falsificabilità, siano vere, cioè capaci di descrivere logicamente uno stato di cose. L’opera, al contrario delle asserzioni scientifiche, si pone come enigma, come problema, come evento.

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Avvicinare l’arte al metodo sperimentale significa strapparla alla tirannide della condizione post-moderna.

 

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