L’opera d’arte come stimolo ambiguo / Dionigi Mattia Gagliardi

Lo stimolo ambiguo porta in sé un linguaggio che può raddoppiare, triplicare di senso, in base alle sue caratteristiche proiettive. Si tratta di un linguaggio instabile, che può trasformarsi e vedersi attribuiti significati molto diversi. Un buono stimolo ambiguo si presenta al soggetto con caratteristiche relativamente indeterminate e che suggeriscono un ampio raggio di interpretazioni, cosicché ogni singolo individuo possa proiettare la propria visione del mondo, i propri valori, i propri significati, i propri sentimenti.

[…]

Uno stimolo se si presenta al fruitore come ambiguo, inconcluso, produce una tendenza ad ottenere soddisfazione. Mette in crisi il fruitore, in modo che senta il bisogno di risolvere l’ambiguità. In tal caso è possibile che sorga un’emozione. Se lo stimolo fosse stabile, la tendenza sarebbe appagata e non vi sarebbe scatto emotivo. L’opera d’arte, in definitiva, dovrebbe agire come traccia sinaptica, attivare una riorganizzazione, agire sul soggetto a livello conscio ed inconscio. L’arte quindi, in questa prospettiva, non dovrebbe essere guardata, ma agita, esperita. Una esperienza cognitiva, estetica, emotiva, mediata dalla cultura di riferimento.

 

ambiguo

Posted in rivista and tagged , , , , , , , , .