La metrica della macchina e la forza dell’arte / Giuseppe Ungaretti

Il progresso irrefrenabile della scienza e, in particolare, di uno dei suoi mezzi maggiori: la macchina – tocca esso l’arte del poeta? Chiamo poeta qualsiasi artista – scriva versi o prosa, costruisca palazzi, scolpisca, dipinga o componga musica – che raggiunga l’altezza di forma capace nei suoi effetti a muovere negli animi poesia. È implicita nel progresso della scienza, un’ispirazione poetica? Ho detto una volta, e già sono passati molti anni, che ritenevo la civiltà meccanica come la maggior impresa della memoria, e come essa fosse insieme impresa in antinomia con la memoria. […]

La macchina, s’è visto, possiede in sé stimoli di strabiliante innovamento estetico, ma non bastevoli alla poesia, ma quasi contrari o per lo meno riducibili con difficoltà al grido umano dell’uomo. Come farà la poesia a legare l’aspirazione umana di libertà, di giustizia e di assoluto alla novità continua che sparge intorno a noi la scienza? Ai rivolgimenti incessanti, da capo a fondo, provocati dalla scienza? Come farà l’uomo a non essere disumanizzato dalla macchina, a dominarla, a renderla arma del progresso morale?

Occorrono sforzi folli, e l’Arte – quella malamente detta d’Avanguardia – per quanto la riguarda – è, il suo, il compito più delicato […].

 

[Da Giuseppe Ungaretti, L’ambizione dell’avanguardia, in «il Verri», VIII (1963), n. 10, pp. 42-45.]

 

Giuseppe Ungaretti. Disegno di Danilo Innocenti (particolare). Nodes 5/6.

Giuseppe Ungaretti. Disegno di Danilo Innocenti (particolare). Nodes 5/6.

 

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