SERGIO LOMBARDO. ARTE E CRISI TRA TRADIZIONE STORICA E PROBLEMATICHE DELL’ATTUALITÀ / Dionigi Mattia Gagliardi (intervista di)

Dionigi Mattia Gagliardi: Stiamo vivendo un periodo di profonda crisi, economica e sopratutto culturale. Questo forse è il sintomo che qualcosa nelle scelte della politica e della cultura occidentale degli ultimi anni non ha funzionato. Quali prospettive vedi per l’arte in Italia e nel Mondo?

Sergio Lombardo: La cultura occidentale non può essere sostituita da nessun’altra perché è l’unica che ha pensato la globalizzazione e sta immaginando di colonizzare il Cosmo.  La cultura globale sta costruendo opere estremamente innovative che le masse ancora non riescono ad apprezzare, penso ai satelliti artificiali, all’architettura spaziale, alla pittura stocastica, alla robotica, all’allungamento delle prospettive di vita, alle ipotesi della fisica cosmologica. Non credo che tornare a coltivare le cipolle e a viaggiare con l’asino sia un’alternativa migliore. Anche se si respirasse aria più pulita si tornerebbe a una vita media sempre più ridotta e ripetitiva. Le culture dei paesi emergenti sono totalmente coinvolte e dipendenti dalla concezione della ricerca scientifica, dell’arte, del pensiero occidentale. Non vedo alternativa. Una guerra globale farebbe regredire il mondo, ma non autorizzerebbe culture totalmente nuove, portatrici di valori totalmente nuovi e più evoluti. Forse si tornerebbe all’era dei dinosauri. Nel caso migliore si sposterebbero geograficamente soltanto i centri propulsori di cultura, cosa che comunque sta già lentamente avvenendo. Quello che non ha funzionato nelle scelte della cultura e della politica occidentale è dovuto alla paura del progresso e all’abbassamento degli ideali della ricerca artistica e scientifica. L’occidente ha parzialmente rinunciato al ruolo dell’avanguardia come guida intellettuale, rassegnandosi a perseguire più modestamente la finta democrazia consumistica del postmoderno. Paradossalmente il consumismo postmoderno è diventato pervasivo in nome dell’economia. Tutti gli ideali sono stati valutati in denaro. Perfino gli ideali più semplici, come l’amore, la giovinezza, la bellezza fisica delle persone, sono stati messi in commercio, facendoli diventare beni di consumo, senza immaginare che così facendo le persone perdevano i loro ideali e quindi l’umanità si impoveriva. Il consumismo, nei casi più estremi, ha finito per confondere l’arte con la pornografia. L’arte non è democratica, al contrario è un’eccellenza, un modello rappresentativo di valori ideali più evoluti. L’arte è incomprensibile alle masse, nell’immediato.

D. M. G.: Secondo te per i giovani che si occupano di cultura oggi è importante un legame con la tradizione storica, oppure possono prescindere da essa per rinnovare le idee estetiche e affrontare i problemi dell’attualità?

S. L.: L’evoluzione non è un gioco di società, né un capriccio di fantasiosi “creativi” postmodernisti. L’evoluzione estetica si fonda su princìpi necessari, collegati logicamente, sempre più raffinati, in grado di risolvere i problemi posti in logica progressione dai cambiamenti del mondo. Possono avvenire anche inversioni e cambiamenti catastrofici, ma non esiste un’evoluzione a vanvera, creata tanto per cambiare. Anche in questo ambito non vedo teorie alternative in grado si sostituire l’evoluzione estetica che va dal Futurismo all’Eventualismo. Tutto è inserito in una tradizione evolutiva. E’ improbabile che qualche dilettante si svegli la mattina e improvvisamente scopra per caso una nuova teoria estetica in grado di rivoluzionare il sistema di valori dell’intera cultura globale e invertire il corso della storia. Ormai l’arte si serve delle conoscenze scientifiche e tecnologiche, incrementandole. La stessa estetica si evolve attraverso studi sperimentali e matematici. Dall’arretratezza e dall’ignoranza non può nascere l’evoluzione per improvvisa folgorazione magica. Un odierno Giotto oltre che pastore dovrebbe essere anche ingegnere, matematico, psicologo, fisico e chissà che altro. Se fosse solo pastore sarebbe una imitazione grottesca dell’antico Giotto, sarebbe un rozzo semplicista, una caricatura. Come i finti centurioni che deturpano il vero Colosseo, rendendolo ridicolo, ma forse un Colosseo ridicolo è più vicino alla cultura delle masse consumistiche.

(estratto da Gagliardi D. M. (intervista di), Sergio Lombardo  Arte e crisi tra tradizione storica e problematiche dell’attualita, in nodes, anno I, n. 0, Numero Cromatico, Roma,  2012.)

Sergio Lombardo

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